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la Redazione condivisa

I trucchi dell'ombra

Il presente lavoro rappresenta una proposta educativa per gli alunni della scuola primaria, che partendo dall’astronomia, intesa come luogo d’incontro tra più discipline e saperi, ricerca tempi e luoghi diversi dell’educare.

La lezione si è svolta in mezzo al verde di un grande giardino, dove ho invitato gli studenti a sedersi per formare un grande cerchio. Il percorso didattico si è sviluppato attraverso due momenti fondamentali: una parte pratica - osservativa nel cortile della scuola, e una parte teorico-riflessiva in classe. La creatività è stata costantemente stimolata, facendo ricorso ad una metodologia attiva, che ha avuto come punti cardini curiosità e scoperta.

L’argomento proposto è stato la comprensione dell’ombra, un tema che non può essere trattato solo a livello contenutistico, ma necessita una comprensione attiva e partecipe; ovvero gli studenti devono essere messi nella condizione di esperire, di fare riferimento alla realtà visuale.

Credo che sarebbe piuttosto difficile dare un resoconto dettagliato di tutto il percorso didattico che ha visto produzioni cartacee, cartelloni, discussioni, ricerche bibliografiche, oltre alle uscite. Così ritengo utile cercare di raccontare l’esperienza brevemente, mediante una piccola raccolta fotografica, commentata, che consenta di entrare, come in un museo, dentro un vissuto scolastico diverso dalle abituali lezioni frontali fredde e passive, raccontato dagli studenti che hanno partecipato come una curiosa avventura alla ricerca del sapere. Innanzitutto chiedo agli alunni di porsi e porre domande sulla tematica oggetto di studio, alle quali si cercherà di dare risposta tramite l’osservazione diretta del fenomeno, la costruzione di un ragionamento induttivo – deduttivo e la riflessione collettiva.

DOMANDE SULLE OMBRE
-Che cos’è l’ombra?
-Dov’è l’ombra?
-Come si sposta l’ombra?
-Di che colore è?
-L’ombra si può misurare?
-Come, senza strumenti?
-Nelle diverse ore della giornata l’ombra cambia?

L’ombra è assenza di luce. Essa non è solo quella che noi vediamo proiettata a terra, ma è il cono che si forma, a partire dalla nostra testa, quando siamo spalle al sole. Ricerco assieme agli alunni esperienze nella realtà che ci consentono di capire quanto detto: un primo esempio può essere quello riferito alla macchina parcheggiata all’ombra (tutti i bambini sentono dire ai loro genitori questa esclamazione); un secondo, forse più vicino ai bambini, è quello dell’ombrellone (a tutti noi è capitato di ripararsi all’ombra dell’ombrello da spiaggia).Un’esperienza molto divertente, la quale ha fatto intendere naturalmente ai bambini che l’ombra occupa uno spazio ben definito (cono d’ombra), è consistita nel far occupare con i corpi degli alunni più piccoli il cono d’ombra del compagno con la stazza più grande.

Lo spazio occupato dall’ombra viene meglio percepito dai soggetti in formazione quando se ne attraversano i confini, ecco perché questa esercitazione, in cui toccano con mano i limiti dell’ombra, rappresenta un modo naturale e immediato di comprensione.

Per far notare come l’ombra non solo si modifica di lunghezza col passare del tempo, ma cambia anche direzione, propongo agli studenti di disegnare su grandi cartoncini bianchi, in momenti diversi della giornata, l’ombra di un determinato compagno messo in posizione eretta con le spalle al muro.

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Il risultato ottenuto è una serie di piccole sagome che differiscono per lunghezza e posizione.

E ora si passa alla misura …

L’ombra si può misurare e lo si può fare pur non avendo nessuna strumentazione, semplicemente con il piede.

Perché il piede?

Esiste una proporzione del corpo umano tra la propria altezza e la misura del piede, che è circa la stessa per tutti. Naturalmente l’ideale è effettuare la misura senza scarpe!

Si misura la lunghezza della propria ombra su un piano orizzontale contando il numero di piedi che entrano in essa, quando si sta ben dritti e con le spalle al sole. È importante misurare su un terreno pianeggiante per non incorrere il rischio di sfalsare la misura, infatti una salita accorcerebbe la nostra ombra mentre una discesa l’allungherebbe. Si inizia la conta a piedi uniti, continuando, poi poggiano in avanti un piede davanti l’altro. Alla fine, quando cioè tutti gli studenti ad un ora determinata avevano finito di misurare la propria ombra, si sono ritrovati un numero di “piedi” assai simile per tutti.

PER CONCLUDERE
Il senso educativo e didattico di questo proposta si rivela nel credere che la via naturale per acquisire i concetti è quella che passa attraverso l’esperienza. Non so quanto e come le conoscenze scoperte tramite il lavoro fatto saranno in grado di persistere in una scuola votata all’astrazione e alla virtualità, certo è che emergeranno negli studenti che hanno partecipato affermazioni, deduzioni logiche pertinenti nel comprendere e argomentare tematiche, come le fasi lunari, ad esempio, che trovano nel percorso fatto un propedeutico lavoro di base per capire i meccanismi e i ragionamenti che sono dietro questi misteriosi fenomeni.


Nota della redazione: L'esperienza descritta è un esempio di percorso di ricerca e sperimentazione nella e per la scuola da parte del gruppo di ricerca di astronomia percettiva, presso l'Unical, che lega la facoltà di Scienze della Formazione al Dipartimento di Fisica, al quale partecipa la Dott.ssa Filomena Coscarella autrice dell'articolo.



di Filomena Coscarella, dottoranda di ricerca presso l'Universitą della Calabria


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